About Michele Costabile

Sono bassista, flautista, sviluppatore Assembler, C, C++, COBOL e Java, technical writer, ma soprattutto papà. Ho una passione per le metodologie di sviluppo e i protocolli di comunicazione. Ho conosciuto e amato la rete quando lo spam non era stato inventato e non c'erano browser. Quello che più mi piace è aiutare le persone e eventualmente le organizzazioni a superare i loro limiti. Per saperne di più guarda "il barista".

L’idealismo e il software

L’idealismo, lo ricordate, è quella buffa corrente di pensiero filosofico che sostiene che lo spirito crea la realtà, perché il mondo è inseparabile dalla mente di chi lo percepisce.
Se questo faceva tanto ridere nei banchi di scuola, nella versione techno del film Matrix era un pensiero disturbante, ma plausibile.
Comunque, lasciando il terreno filosofico, l’idealismo è assolutamente tangibile nel software: sono le idee che creano le cose. Impossibile che esista un programma o una tecnologia senza qualcuno che abbia avuto l’idea.
Su Internet questo è ancora più strano, perché l’accendersi delle lampadine collettive è percepibile, tanto che io lo esprimo in questa maniera:

Tao del web: se un software dovrebbe logicamente esserci, molto probabilmente qualcuno lo ha già fatto.

E spesso lo ha anche già messo a disposizione in un repository open source.
Per questa ragione ci fa piacere che un desiderio che abbiamo espresso qualche post fa ha generato una realtà che si è manifestata alla Nokia Developer Conference a Monte Carlo.
Una società chiamata eyeSight ha dimostrato un sistema basato su gesti che permette di pilotare uno smartphone Nokia gesticolando davanti alla piccola telecamera come se il cellulare avesse un touch screen invisibile. Questo dovrebbe renderci, come ho detto, più buffi, ma è molto meglio che schiacciare tastini per spostare di qua e di la lo spioncino attraverso cui tocca vedere il mondo su un cellulare.
Il prossimo passo è un display virtuale di un metro e mezzo per un metro alla distanza di un braccio.

Correlazioni

Il grafico di correlazione fra la frequenza di certe ricerche su Google e un fenomeno sociale, come l’influenza, che si può osservare su google.org, è un esempio folgorante di come si può sfruttare l’enorme mole di dati che raccoglie Google per fini del tutto diversi dalla ricerca sul web.

La correlazione fra le ricerche su Google legate all'influenza e i dati dell'agenzia governativa di controllo e prevenzione delle malattie

La correlazione fra le ricerche su Google legate all'influenza e i dati dell'agenzia governativa di controllo e prevenzione delle malattie

Le interrogazioni che contengono parole chiave legate all’influenza sono legate all’insorgenza di casi di influenza in modo diretto, come è mostrato dall’animazione dei dati. L’analisi di questi dati, è temporalmente avanti di due settimane ai dati clinici del Center for Disease Control and Prevention (CDC), un dato straordinario.

Detto in termini semplici, Google predice l’andamento dell’influenza con due settimane di anticipo rispetto ai dati clinici.

L’animazione sul sito, che vi invito a guardare, è anche un’illustrazione eccellente del concetto di correlazione statistica.

I medici cercano, per esempio, la correlazione fra l’assunzione di un farmaco sperimentale e la guarigione dei pazienti, o fra certe abitudini alimentari e certe malattie. Spesso c’è uno sfasamento temporale fra un fenomeno, come fumare quaranta sigarette al giorno, e un altro fenomeno, come ammalarsi di tumore. In ogni caso si cerca la correlazione.
In marketing si cerca la correlazione fra canali e campagne e risultati economici o di immagine misurabili.

Che ci sia una correlazione fra le interrogazioni a Google e l’influenza è molto interessante: significa anche che si chiede a Google molto prima che al medico e anche prima di un ricovero o una richiesta di terapia, dati che arrivano due settimane più tardi, per l’appunto.

Va anche aggiunto che in pratica è molto difficile trovare a priori ricerche utili per creare indicatori sociali utilizzabili, mentre naturalmente a posteriori si può tracciare il percorso di un’epidemia sul motore di ricerca scegliendo le parole chiave giuste.

Scuole dell’infanzia, abbiamo una risposta

Dopo avere scritto all’assessore Mariolina Moioli e al suo staff, abbiamo ricevuto risposta da Carmela Madaffari, direttore centrale per la famiglia, la scuola e le politiche sociali al comune di Milano.

La risposta è abbastanza incoraggiante, anche se non facile da seguire. Nel testo si esprime l’intenzione di coinvolgere gli operatori del settore nel progetto di riordino in corso.

Non agire di imperio, ma ascoltare la voce degli interessati, è la richiesta numero uno di tutti gli organismi che hanno dato vita all’assemblea cittadina di qualche giorno fa.

Ci ha scritto anche la Direzione del Settore Servizi all’Infanzia rispondendo punto per punto alle segnalazioni e alle richieste. Torneremo su questa risposta dopo le verifiche necessarie.

Visualizzare l’ora su un E71

Quando sbloccavo la tastiera ho notato spesso il flash di un orologio, un transiente che appare durante il risveglio, come un errore seguito da un subitaneo ripensamento.

Mi sono chiesto varie volte come forzare il telefono a mostrare in modo più utilizzabile questo orologio, che ha il pregio di essere molto ben leggibile e che mi piacerebbe avere sempre in funzione come salvaschermo.

In una sala d’attesa ho finalmente scoperto l’arcano: si può risvegliare l’orologio premendo uno dei pulsanti di movimento del cursore, per esempio il tastone centrale. Strano come una funzione ovvia possa rimanere nascosta per qualche settimana di uso.

Essere un bottom blogger. 1: chi sei?

Ha suscitato un certo vespaio su Friendfeed la ripresa dell’intervista a Luca Conti da parte di Mantellini. C’è parecchia curiosità su come si diventa un top blogger, quindi vale la pena di parlarne.

Naturalmente, sarebbe idiota che mi mettessi a dare consigli su come diventare un top blogger. In primo luogo perché, se lo sapessi, lo sarei diventato, in secondo luogo perché è come rispondere alla domanda “come si diventa una rock star?” con qualcosa di diverso da “studia, dedicaci tutto il tuo tempo e sii originale”.

Ha più senso domandarsi come si fa a essere un bottom blogger, perché è lì che la maggio parte dei blogger stanno e, in generale, rimarranno. Dato che il tema è interessante, questa può diventare una serie, anche perché non ho intenzione di scrivere dieci capitoli così di getto. Per marcare la serie userò uno dei tag di cui ho abbondato nella nuova gestione del proxybar, in questo caso blogging. Conviene usare un tag piuttosto che una categoria o una collezione di pagine perché questo è il percorso di minore resistenza con WordPress, il motore di questo blog.

Per prima cosa spazziamo via i pregiudizi: non è questione di amicizie o di conoscenze, casomai le amicizie e le conoscenze sono una conseguenza del mestiere. Voglio dire questo: se tu ti occupi del tuo ambito come giornalista è naturale che ti trovi sempre insieme agli altri giornalisti, così come i fotografi sgomitano sempre con gli stessi fotografi. Per questo è naturale che ci si conosca e ci si segua fra colleghi di lavoro, non fosse che per il fatto di trovarsi negli stessi posti con una certa frequenza.

Certo, se sei nella sidebar di un blog popolare ti arriveranno più clic di quanti ne hai visti in vita tua, ma per esserci arrivato devi avere detto qualcosa di veramente interessante e averlo fatto sapere, altrimenti ti troveranno solo con Google.

Cominciamo la serie dall’inizio, quindi.

Conosci te stesso

Domandati perché vuoi scrivere, questo è il cuore del problema. Tu sei unico e speciale, come tutti quanti gli altri, quindi ci sono cose che solo tu fai in un certo modo e solo a te interessano in un dato modo. Conviene partire da qui. Lascia perdere il generalismo e concentrati su una cosa importante per te, qualcosa che tu conosci in modo speciale. Nessuno verrà a leggere regolarmente il tuo sito a meno che tu non abbia già sfondato in qualche modo, quindi concentrati, almeno per ora, su qualcosa di più concreto della scrittura di editoriali.

Può capitare che tu abbia appena comprato un modello di macchina fotografica molto particolare, qualcosa che interessa a te e altri cinque. Se ne parli, vedrai che gli altri cinque ti troveranno su Google in men che non si dica e daranno valore alle tue opinioni tanto più sei sconosciuto e sincero nella tua descrizione del prodotto. Potresti scoprire di avere orientato un segmento di mercato, magari microscopico, con la tua recensione.

Si tratta di partire dalla lunga coda, quell’area di un’esponenziale in cui i valori sono irrisori in assoluto, ma che comunque ha per integrale una frazione consistente dell’integrale della funzione. Chi ti cerca ha poco da scegliere al di fuori di te, perché non ci sono un milione di alternative, come fra i grandi numeri.

Se decidi di essere monotematico e dedicarti all’allevamento delle pulci o qualcosa del genere, può capitare che chi ti trova su Google diventi un lettore fedele collegandosi al tuo Rss o tornando sulla home page. Questo si vedrà facilmente dalle statistiche, ma non è necessario puntare a questo risultato. Chi vive nella lunga coda può benissimo contentarsi di avere un traffico prodotto al 90% dai motori di ricerca. Se non ti va di impegnarti a parlare solo di allevamento delle pulci per il resto della vita puoi benissimo variare.

Cerca però di essere utile. Qualcuno dall’altra parte di Internet sta cercando qualcosa, la cerca perché vuole sapere, capire, scegliere. Cerca di essere utile e dare consigli onesti e esprimere giudizi utilizzabili. Pensa a tutte le volte che hai cercato qualcosa, che ne so, la formazione di un dato album, l’hai trovata, hai ringraziato fra te e ti sei domandato chi perde il suo tempo a mettere a disposizione queste informazioni. Immagina di restituire il favore e ripagare i debiti.

Lo sai com’è, lo fai anche tu: la gente vola via nei primi due paragrafi se capisce che non vale la pena di continuare a leggere.