Scrivere? Come? Leggere? Dove?

Mentre mi domando qual è il ritorno per le ore dedicate a scrivere post, articoli e a leggere feed Rss, commenti e commenti ai commenti, arriva questo post di Rita Bonucchi, che si piazza esattamente sugli stessi argomenti andando a scavare due link interessanti e da meditare.

Per il momento non ho ancora deciso nulla, salvo staccare Twitter da Facebook, dato che uso i due media in modo così diverso (Twitter in Inglese e Facebook con gli amici).

Sto continuando a ristrutturare friendfeed, che è l’ambiente più promettente, ma è anche capace di portare valanghe di cose non desiderate in casa, più o meno come uno smottamento.

Insomma, non è ora di decisioni, anche se il mio istinto mi dice di scrivere di più e leggere di meno ritornando a Rss come fonte primaria.

Twitter come canale informativo in tempo reale funziona solo con gli americani, gli italiani preferiscono il chit-chat autoreferenziale che rende friendfeed un inferno, con le dovute eccezioni.

Per ora riflettiamo e reimpaginiamo il proxy bar in un formato più malleabile.

Vignetta, tremenda vignetta

Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche

Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche

Niente di meglio di una delle vignette incriminate per commentare questa storia ridicola delle sanzioni a Vauro e Santoro per la trasmissione sul terremoto.

Accade infatti una cosa curiosa e rara, cioè che ci si secca per l’obiettività dell’informazione televisiva, un’araba fenice in questi tempi di propaganda. Eppure la logica vorrebbe che se un conduttore televisivo non riesce a fare giornalismo di qualità siano problemi principalmente suoi e di chi fa il palinsesto, a causa della perdita di fiducia e ascolto a cui andrà incontro.

Invece di dispiacersi per il fatto che la Rai è costretta a tenersi in prima serata un giornalismo sbracato e rissoso, che valorizza più la rissa e l’insulto del lavoro di documentazione dei reporter più attivi sul terreno, sembra che si pretenda che la Rai in quanto Rai debba essere sempre l’oracolo della verità e abbia quindi peccato consentendo a un singolo di travisare “la realtà”.

Che la Rai non sia la bocca della verità è cosa abbastanza nota e, tutto sommato, accettata da tutti, ma non da coloro che pensano che il ruolo della televisione è di fabbricare la realtà che si vuole fingere, qualcosa che forse è familiare a uno dei poli in cui si è divisa la politica odierna, dopo avere perso il terreno dell’ideale e rubato il modello del sorriso cordiale e della simpatia che travolge dalla vendita porta a porta.

Andando a esaminare le battute incriminate, si resta perplessi di fronte al caso che è stato montato.

Noi, invece, ne approfittiamo per chiedere che anche Zelig, Il grande fratello, La fattoria e il TG4 diventino modelli fedeli della realtà del paese, sperando che non lo siano già.

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Santo cielo, e col maestro unico che accadrà?

03032009066, originally uploaded by michelecos.

Non uno ma otto cartelli dissuadono gli indisciplinati scooteristi dal bloccare una zona riservata ad altro uso, forse un’uscita di sicurezza o una presa di ventilazione.

Ma chi ha stampato gli otto cartelli e chi li ha comprati non ha notato nulla?

E io che ho notato l’errore passando di fretta con poca illuminazione e chiacchierando di altro, avrò la sindrome del tipografo?

Il signor Rossi e Internet

Gianluca Dettori interviene contro la proposta Carlucci sulla libertà di pubblicazione su Internet, una proposta che è stata redatta da Davide Rossi e pubblicata senza nemmeno cambiare il nome dell’autore, come si vede spulciando nelle proprietà del documento in linea sul sito dell’onorevole Carlucci.

Il documento riporta anche nelle proprietà il nome dell’organizzazione e si tratta di Univideo, un’associazione che si occupa di tutelare i diritti degli editori di materiale audiovisivo, un fatto senz’altro interessante.

Va senz’altro letto il post di Dettori sul suo blog sul sole, ma anche la lunga lista di adesioni che rappresentano il meglio dell’innovazione degli ultimi venti anni.

Occorre anche seguire il video con l’intervento in cui si giudica con sufficienza quello che si vuole regolamentare facendo passare il sistema nervoso del pianeta come un parco giochi alla Facebook, che è solo l’aspetto più vistoso che Internet ha preso da quando è aumentata la popolazione.

Si vuole fare passare questo testo come un intervento contro la diffusione in rete di materiale diffamatorio e contro la pedofilia vietando l’anonimato e applicando ai siti web le stesse leggi che si applicano ai giornali, senza sapere che non è necessario, perché nessuno è mai stato anonimo su Internet, se non nella misura in cui non c’è la motivazione per scoprire un’identità, dato che si può tracciare qualunque movimento di byte con l’accuratezza che si desidera.

Ma forse la pedofilia è un finto bersaglio, magari la pirateria audiovisiva è più presente.

Di seguito riporto una parte del secondo commento che ho fatto all’articolo.

L’Italia è un paese in cui la tecnologia annaspa anche per la presenza di una cultura storica che si fa vanto di non conoscere e non capire la scienza, svalutandola per disprezzarla.

Quante volte ho sentito dire “non capisco nulla di matematica” con l’intenzione nascosta di affermare la propria appartenenza a un elite.

Non si può affermare che Internet non ha cambiato il mondo quando ogni passo avanti degli ultimi 30 anni nell’industria dei computer è tracciabile su Internet.

Il codice per risolvere i nomi di dominio (tanto per fare un esempio) è stato creato e messo a disposizione di tutti su usenet più di trenta anni fa, permettendo a tutti di usare indirizzi espressivi come quello di questo blog, invece di numeri come 204.9.177.195 (altri dettagli in questo libro http://bit.ly/ph3yU).

Oggi su Internet si trova il software necessario per la creazione di telefoni, computer, sistemi di navigazione e in diversi ambiti operativi internet è lo strumento di lavoro numero uno, quello che dà le ruote all’immaginazione e l’accesso a tutte le soluzioni e gli strumenti.

Il signor Rossi, come tutti i signori Rossi, usa quasi certamente telefoni cellulari creati in Svezia o Finlandia senza domandarsi come mai non ne trova di creati in Italia, ma sarebbe bene che chi ha a cuore il futuro del paese si domandasse che futuro può avere un’economia che obbliga i giovani ambiziosi a partire o essere degli sconfitti.

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Scuole dell’infanzia a Milano

Questa è la lettera che abbiamo spedito all’assessore Mariolina Moioli e in copia al sindaco Moratti riguardo le scuole dell’infanzia e il piano di riorganizzazione degli orari che il comune ha intrapreso.

“Buongiorno. Sono il padre di tre bambini di dieci, otto e cinque anni e ho avuto modo di sperimentare le scuole dell’infanzia nel corso degli ultimi otto anni.

Vi scrivo per esprimere la mia soddisfazione per il buon funzionamento delle scuole dell’infanzia, in particolare quella di cui abbiamo esperienza diretta.

La cura e l’attenzione per i bambini, l’impegno e la capacità degli educatori, la qualità dei metodi impiegati e i risultati didattici sono sempre stati motivo di soddisfazione per noi.

Per queste ragioni voglio esprimere la mia preoccupazione per i cambiamenti di orario e di organizzazione che si stanno profilando, dato che pare evidente che l’intento non sia quello di migliorare la didattica o il servizio offerto, quanto piuttosto di ridurre i costi, come del resto accadrà anche nella scuola elementare a partire dal prossimo anno.

Direi che tutti i genitori con cui ho scambiato opinioni si augurano soprattutto che la scuola rimanga al livello di servizio in cui è.

Non ci è piaciuto in questo contesto il posticipo della riapertura di settembre,  annunciato con un Sms, che ha comunque prodotto una perturbazione nei piani di rientro dalle vacanze e nella ripresa del lavoro che non è stata apprezzata da nessuno.

Allo stesso modo non è stata gradita la decisione di tenere aperte le scuole il primo giorno di neve. Non tutte le strade erano state ripulite convenientemente, non tutte le insegnanti sono arrivate in tempo, non tutte le aule alla riapertura erano agibili perché la chiusura e il freddo hanno causato qualche problema al riscaldamento.

Noi siamo andati a riprendere i nostri figli un’ora dopo averli faticosamente portati a scuola, perdendo tempo e mandando allo sbaraglio i bambini inutilmente.

Insomma, in tutti questi casi i problemi che abbiamo avuto dalla scuola elementare e dalla scuola dell’infanzia non erano inerenti alla struttura, ma sono stati causati dalla gestione della struttura, in particolare dalla volontà di imporre decisioni e direzioni che non sono per il bene comune e non sono quello che i genitori si augurano per i loro figli.

Come famiglia ci auguriamo che l’amministrazione abbia più a cuore il mantenimento del buon funzionamento delle strutture che l’esigenza di incidere sull’organizzazione e riformare o razionalizzare parametri che non sono di diretto interesse per le famiglie.

Naturalmente, se ci sono problemi economici, è scontato che l’amministrazione se ne debba occupare proponendo soluzioni e coinvolgendo i soggetti in ogni caso coinvolti loro malgrado nella riorganizzazione. I genitori in fin dei conti fanno già la loro parte tassandosi per le dotazioni di base, come la carta igienica, raccogliendo fondi per i giocattoli e contribuendo in tanti altri modi al buon andamento della cosa pubblica. Nel caso di strutture dedicate ai bambini l’interesse comune è forse più naturalmente che in altri casi in linea con l’interesse personale.

In ultimo voglio aggiungere che queste sono naturalmente le mie opinioni di utente con una lunga esperienza del servizio, ma sono anche largamente condivise da tutti i genitori con cui ho parlato.”